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Hippuritoida
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Le mwbarudiste (mwbqRudistes), note anche come mwbgippuritoidi (mwbwHippuritoida mwcaNewell, 1965), sono un mwcqordine mwcgestinto di mwcwmolluschi mwdaBivalvi dalla mwdqconchiglia spessa, ineguale, quasi sempre mwdgbentonici fissi. Appaiono nel mwdwGiurassico superiore, hanno il loro apogeo nel mweaCretaceo e si estinguono alla fine di questo periodo nell'oceano mweqTetidecite-ref-1[1].
Contents
• Note
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Caratteristiche
Sono forme peculiari dell'ambiente di mwgqpiattaforma carbonatica, nell'ambito della quale costituiscono veri e propri corpi di mwggscogliera organogenacite-ref-2[2].
Si dividono in 11 famiglie:
• Antillocaprinidae
• Caprinidae
• Caprotinidae
• Diceratidae
• Dictyoptychidae
• Hippuritidae
• Ichthyosarcolitidae
• Plagioptychidae
• Polyconitidae
• Radiolitidae
• mwoqRequieniidae
Le Rudiste sono caratteristiche delle mwowfacies di mwpareef e piattaforma carbonatica della provincia mesogea in mwpqEurasia, mwpgAfrica e mwpwAmerica; non se ne conoscono in mwqaAustralia e i Diceratidi sono sconosciuti in mwqqAmerica. Relativamente poco modificati rispetto ai bivalvi più tipici, questi ultimi appartengono all'mwqgOxfordiano.
Morfologia
La mwrqconchiglia è molto spessa, ritorta, arrotondata e poco ornata, più o meno inequivalve. La mwrgvalva libera è spesso opercolare. mwrwDiceras e mwsaHeterodiceras sono frequenti nelle facies di piattaforma carbonatica del Giurassico superiorecite-ref-0-3-0[3].
Nei Requienidi, la valva fissa è fortemente arrotolata, mentre la valva libera è per lo più opercolare. Nei Monopleuridi, la conchiglia è spesso dello stesso tipo, ma talvolta anche tubolare. I generi mwvaRequienia, mwvqMatheronia, mwvgToucasia e mwvwMonopleura hanno un ruolo notevole nelle mwwafacies di tipo urgoniano.
Caprotinidi e Caprinidi sono spesso raggruppati sotto il nome di Rudiste a canali, per la presenza nel guscio di un sistema di cavità e di canali. Solitamente i Caprotinidi non hanno canali, ma semplici cavità. I Caprinidi hanno sempre un sistema di canali la cui disposizione è più o meno complicata. mwwgPoliconites, mwwwHoriopleura e mwxaCaprotina (Caprotinidi), da una parte, mwxqCaprina, mwxgPlaegioptychus e mwxwIchthyosarcolithes (Caprinidi), dall'altra, sono frequenti in Franciacite-ref-0-3-1[3].
Le Rudiste in senso stretto (Ippuritidi e Radiolitidi) sono caratterizzate da un'estrema deformazione della conchiglia. La valva fissa è cilindro-conica o a forma di cono più o meno appiattito. La valva libera, piatta, è opercolare. Gli Ippuritidi hanno una valva libera piatta, percorsa da pori e che può presentare due piccole aperture, gli "osculi". La valva fissa è conica o cilindro-conica, liscia o con costolature, con tre solchi longitudinali che corrispondono interiormente a tre pieghe del guscio: la cresta del legamento e i "pilastri". Vi sono opinioni diverse sul ruolo dei "pilastri", dato che i moderni mwzqBivalvi ne sono tutti sprovvisti. Gli ippuriti compaiono con tutte le loro caratteristiche nel mwzgTuroniano e in seguito si modificano poco. Sono organismi coloniali che vivevano in condizioni analoghe a quelle del polipi e formano dei banchi. Come mwzwfossili, gli ippuriti, sono molto utili poiché permettono di stabilire delle scale stratigrafiche locali nella mwaaregione mediterraneacite-ref-1-4-0[4].
I Radiolitidi hanno una valva fissa conica, più o meno svasata. La valva libera è piatta o conica. Il guscio è molto spesso, con struttura celluloprismatica. L'ornamentazione è formata da creste e da collaretti trasversali o da rilievi longitidinali, o da una combinazione di entrambi. Perlopiù esistono due zone con ornamentazione un po' diversa, le "bande sifonali", assimilate ai pilastri degli ippuriti. I Radiolitidi sono esistiti dall'mwbgAptiano-mwbwAlbiano (Cretacico inferiore) fino alla fine del mwcaCretaceocite-ref-1-4-1[4].
Biocostruzioni di rudiste
Le rudiste, nel corso del mwdwCretaceo, svilupparono mweabiocostruzioni e furono tra i principali mweqorganismi biocostruttori a costituire mwegbiocostruzioni nei mari di fine mwewMesozoico. Non si sa effettivamente se le rudiste fossero veri e propri organismi costruttori, ma di certo l'habitat preferenziale era quello di barriera in contesti ambientali di mwfarampa carbonatica. Questi animali furono tra i molti gruppi ad estinguersi alla fine del mwfqCretaceo. Altri mwfgmolluschi che scomparvero in quell'estinzione di massa furono gli inocerami (mwfwmwgaInoceramus)cite-ref-1-4-2[4].
Note
cite-note-11. ↑ mwiw(mwjamwjqEN) mwjgmwjwAn introduction to the palaeontology of rudist bivalves, su mwkapaleotax.de. mwkqURL consultato il 10 luglio 2024.
cite-note-22. ↑ Costruita cioè da organismi viventi, ovvero mwlqbio-costruita.
cite-note-0-33. ↑ mwmwThomas Steuber e Hannes Löser, mwnamwnqSpecies richness and abundance patterns of Tethyan Cretaceous rudist bivalves (Mollusca: Hippuritacea) in the central-eastern Mediterranean and Middle East, analysed from a palaeontological database, in mwngPalaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, vol.mwnw 162, n.mwoa 1-2, 2000-09, pp.mwoq 75-104, mwogDOI:mwow10.1016/s0031-0182(00)00106-1. mwpaURL consultato il 10 luglio 2024.
cite-note-1-44. ↑ mwraBlanca Estela Buitrón-Sánchez, Francisco Javier Cuen-Romero e Rogelio Monreal, mwrqmwrgDiversity of Crinozoa (Echinodermata: Eocrinoidea, Blastoidea, Crinoidea) from the Paleozoic of MexicoDiversity of Crinozoa (Echinodermata: Eocrinoidea, Blastoidea, Crinoidea) from the Paleozoic of Mexico, in mwrwRevista Mexicana de Ciencias Geológicas, vol.mwsa 39, n.mwsq 1, 30 marzo 2022, pp.mwsg 43-53, mwswDOI:mwta10.22201/cgeo.20072902e.2022.1.1665. mwtqURL consultato il 10 luglio 2024.
Voci correlate
• mwuqPaleontologia
• mwuwPaleoecologia
• mwvqFossile
• mwvwFossilizzazione
• mwwqFossile guida
• mwwwGiurassico superiore
• mwxqCretaceo
• mwxwPiattaforma carbonatica
• mwyqBiocostruzione marina
Altri progetti
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• Wikispecies
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Collegamenti esterni
Cretaceous Research 26 (2005) 895-897
• mwzg(EN) "An Introduction to the Paleontology of Rudist Bivalves." (Accessed 7/2/06), su paleotax.de.
• mw0a(EN) Paleos.com: "The Aptian Age" (info on rudists) (Accessed 7/2/06), su palaeos.com. URL consultato il 31 marzo 2008 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2010).